LA STORIA DI UNIVERSE IN BLOOM

C'è qualcosa in Universo in Fiore che continua a far viaggiare il mio sguardo. Seguo una traccia d’argento, mi soffermo nel buio, poi un piccolo tocco di viola mi porta altrove.

Il titolo racchiude una sensazione che faccio fatica a esprimere: la possibilità che qualcosa possa schiudersi anche dove tutto sembra immobile. Che uno spazio, inizialmente percepito come vuoto, possa custodire più di quanto riusciamo a vedere.

Sul nero, il viola e l’argento sembrano raccogliersi, allontanarsi e ritrovarsi. Alcune tracce appaiono così vicine da poterle toccare. Altre sembrano lontanissime. Mi piace questa incertezza delle proporzioni: il modo in cui un piccolo dettaglio può improvvisamente sembrare un mondo intero.

Universo in Fiore dà un nome a questa sensazione, senza spiegarla fino in fondo.

Forse ci vedi qualcosa che sta nascendo. Forse qualcosa che si frammenta, lasciando andare ciò che non riesce più a trattenere. Oppure il tuo sguardo trova un luogo che senti familiare, anche se non ci sei mai stato.

Voglio lasciare a te questa scoperta.

Ci sono dettagli che attirano subito l’attenzione e altri che potresti notare soltanto dopo aver vissuto per un po’ con il quadro. Una linea che ti era sfuggita. Una traccia di luce. Un rapporto diverso tra due forme. Mi piace pensare che l’opera possa diventare familiare senza svelare mai tutto.

Forse è questo che continua a riportarmi davanti a lei.

La sensazione che, da qualche parte al suo interno, qualcosa si stia ancora schiudendo.

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