LA STORIA DI VELVET ASH

VELVET ASH è nato da qualcosa che esisteva già. Sotto quest’opera c’è un altro quadro, una superficie precedente, un momento precedente. Ho scelto di dipingerci sopra, non per cancellarlo, ma per trasformarlo. Anche per questo porta questo nome: Velvet Ash. Qualcosa di morbido, quasi delicato, eppure nato da ciò che ha già bruciato.

Ho creato quest’opera in un periodo della mia vita in cui sentivo il bisogno di risorgere. Non in modo teatrale, ma interiormente. In silenzio. Sentivo il desiderio di lasciare indietro alcuni resti emotivi e trasformarli in qualcosa di più intimo, più raffinato, più vivo. Questo quadro è nato proprio in quello spazio tra ciò che cade via e ciò che ricomincia.

La mia impronta è ancora lì, ma si vede appena. Non la si nota subito, e forse è proprio questo il senso. Alcune tracce non hanno bisogno di dichiararsi ad alta voce per restare presenti. Per me, quell’impronta sottile custodisce qualcosa di essenziale: una memoria fisica, una prova silenziosa del fatto che io sia passata da questa trasformazione e che abbia lasciato una parte di me dentro l’opera.

VELVET ASH è una delle opere che più mi rappresentano. Parla allo stesso tempo di fragilità, rinascita, delicatezza e resistenza. Non voglio decidere io cosa debba vedere un’altra persona dentro questo lavoro. Io conosco solo il luogo da cui è nato. Ed è forse proprio questo a renderlo così personale: porta dentro di sé la sensazione di tornare alla vita con grazia, dopo il fuoco.

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